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mercoledì 31 marzo 2010

I SIMPSON E LA PSICOLOGIA II




Oggi finalmente è arrivato!
Qui ne avevo già parlato.
Oggi, dopo una serie di equivoci (la prima volta penso l'abbiano mandato a Barcellona Pozzo di Gotto.. non sto scherzando) è arrivato il pacco con i miei libri.
Sfogliarlo, guardare la copertina di Claudio e quelle parole che conosco a memoria, wow... non riesco nemmeno ad esprimere come vorrei quello che ho provato.
Adesso è lì, nella mia libreria e ogni tanto lo guarderò e lo rileggerò, rendendomi conto che esiste :)

Per chi volesse acquistarlo, basta andare sul sito ilmiolibro.it e digitare in alto a destra "simpson" e attendere i risultati della ricerca. A quel punto basta seguire la procedura.

Buona lettura!

martedì 30 marzo 2010

LA MIA RECENSIONE DE IL FILO ROSSO

Ricordo quando due estati fa Claudio mi consigliò di leggere Bilico di Paola Barbato. Lo lessi in spiaggia, in poco meno di 2 giorni e appena terminato, lo ricomincia immediatamente per assaporare quei dettagli che la seconda lettura illumina con una luce nuova, diversa.
L'estate successiva fu la volta di Mani nude. L'ho letto durante un fine settimana sui Nebrodi, immersa nel nulla della natura, cornice ideale per farsi rapire da quel libro. Lo lessi tutto d'un fiato. Mi costava fatica chiudere il libro. C'era una forza che mi costringeva a continuare a leggere, a vivere quella storia, a provare le emozioni di Batiza. Ai tempi scrissi questo. E rileggendo adesso a distanza di tempo, non cambierei una virgola! Naturalmente non l'ho più neanche aperto...
De Il Filo Rosso ne ho seguito buona parte dell'evoluzione, nel senso che seguivo Paola Barbato sui suoi blog e sul suo profilo Facebook alla ricerca di notizie. Poi ho smesso, perchè temevo di rovinarmi la "sorpresa". Mi rifiutavo di guardare le foto che lei postava, mi limitavo a sbirciare, senza approfondire nulla, promettendomi che avrei recuperato questa lettura solo dopo aver terminato il libro. Così è stato! Ieri ho finito di leggere il libro e poi mi sono fiondata sul blog dedicato al libro.

Sensazioni provate: malessere generico, diffuso, inspiegabile a parole. Sono una lettrice di "pancia", quindi i libri della Barbato per me sono ideali. Mi ci tuffo a capofitto, lasciandomi guidare dalla corrente.
Con Il filo rosso mi ha preso per mano e accompagnata in questo viaggio nei meandri del Male. Non sono riusciuta a vivere la storia come mi capita con altri libri, né ad immedesimarmi in qualcuno dei personaggi. Ho assistito allo svolgersi della storia, come una spettatrice a teatro. Non sono riuscita a odiare, a provare compassione, rabbia o qualsiasi altra emozione. O probabilmente, ho provato tutto contemporaneamente.

Non c'è nessun colpo di scena "eclatante". Tutto gira come un ingranaggio, la storia scivola senza particolari sobbalzi, ma non in modo banale o scontato... Mi è sembrato che la discesa verso quell'inferno sia stata quasi naturale, ma allo stesso tempo lacerante, un taglio lento, che va in profondità, un laccio che stringe la gola, soffoca e alla fine uccide quasi con dolcezza. Ecco cosa è per me quel filo rosso, quello che l'autrice nello "strillo" descive così:

"Quello che ci unisce è un filo sottile. Gli altri pensano che il dolore sia una bomba che ti esplode nel cervello, ma non è così. E' un filo sottile, il dolore. Un filo rosso."

Tra i tre, Mani nude rimane il mio preferito, ma questo mi lascerà un'impronta, una traccia bella profonda. Consiglio di leggerlo solo a chi ha il coraggio di guardare in faccia il Male, il Male più diabolico che possa esistere a questo mondo. Perchè come ho detto appena chiuso il libro: "Mani nude ti riempie di cazzotti e di legnate e ti rialzi sanguinante e dolorante; Il filo rosso ti accompagna all'Inferno e ti ci lascia per molto tempo".

Buona lettura!



PS (ATTENZIONE AL PIZZICO DI SPOILER): Bellissima l'idea di lasciare nelle mani del lettore le sorti dei personaggi (compreso l'azzeccatissimo Danko).

sabato 27 febbraio 2010

I SIMPSON E LA PSICOLOGIA


Scritta tra il 2005 e il 2006 come tesi finale del corso di laurea in psicologia, finalmente adesso vede la luce.
Nel libro si analizzano vari aspetti legati al tema della famiglia, attraverso lo specchio colorato dei Simpson: la famiglia come sistema, la coppia coniugale, gli aspetti della genitorialità e infine la quarta età. La famiglia è cambiata, i ruoli genitoriali e le loro rappresentazioni sociali si sono adattati ad un nuovo contesto socio-economico. Il problema è capire quanto questo cambiamento sia salutare per il benessere della famiglia stessa. I genitori si comportano da amici, dimenticando il ruolo di guida, i vecchi vengono "scaricati" alla casa di riposo più vicina o abbandonati nelle loro dimore, perchè economicamente non più produttivi, la scuola diventa più un luogo di diseducazione, dove i ragazzi prosciugano lentamente (senza rendersene conto) il fuoco della curiosità e dell'entusiasmo.
Accompagnati dai dialoghi di Homer, Marge, Bart e Lisa si parlerà di questo e altro. In fondo c'è un Simpson in ognuno di noi, bisogna solo trovare il coraggio di guardare dentro di noi e attorno a noi per scoprirlo.
Se ti ho convinto, qui si può comprare on-line.

di francesca martinico
Libro SAGGISTICA 92 pagine
Copertina Morbida - Formato 15x23 - bianco e nero

giovedì 15 ottobre 2009

ACCABADORA di Michela Murgia [RECENSIONE]


Ho letto "Accabadora" di Michela Murgia in pochi giorni, perchè il desiderio di continuare a leggere mi spronava a portare il libro sempre con me, persino in metro. Racconta la storia di due donne: Maria Listru, una bambina dal carattere "ribelle" e ignorata dalla sua famiglia e Tzia Bonaria Urrai che decide di prendere con sè quella bambina cocciuta e crescerla come figlia, o meglio come fill'e anima.
Ambientato nella Sardegna degli anni Cinquanta, si respira un'atmosfera intrisa di religione, superstizione e destino immutabile. Traspare una passione travolgente e un amore sincero. Maria, che dalla sua famiglia viene trascurata perchè, in qualità di quarta femmina, rappresenta un peso per la madre vedova, che stenta a portare il mangiare a casa. Ricordo bene i racconti dell'infanzia di mia madre, quando -mi diceva- all'indomani della guerra si faticava a portare il pane a tavola.
L'anziana invece non ha problemi di sopravvivenza e prendendo la piccola Maria con sè fa un enorme favore alla signara Listru, che così si libera di un peso. Tra l'anziana e la bambina invece si crea un legame profondo, costruito sul rispetto e sull'amore sincero, di quello che non ha secondi fini. Tzia Bonaria insegnerà molte cose a Maria, la farà studiare e le insegnerà a cucire; e quando la ragazzina protesta perchè non capisce a cosa serva studiare l'italiano, perchè tanto in Sardegna si parla il sardo, lei le risponderà: "Italia o non Italia, tu dalle guerre devi tornare, figlia mia!". Le consegna tutte le armi possibili, affinchè crescendo quella piccola sventurata possa combattere e trionfare in tutte le battaglie che la vita le riserverà.
La vecchia in realtà non è solo la sarta del paese, ma è l'accabadora, ovvero la donna che pone fine (acabar in spagnolo significa terminare) all'agonia del malato terminale. Era una pratica diffusa fino a qualche decennio fa e metteva la donna in questione nella possibilità di accompagnare il moribondo verso la fine, con dignità e sollievo. Una sorte di eutanasia voluta dalla famiglia del morente.
E' un libro che mi ha colpito tanto. Parla di temi molto importanti, come possono essere l'eutanasia e l'affidamento eterofamiliare, ma lo fa in maniera semplice, o meglio, utilizzando un linguaggio pulito, senza tanti artifici, mescolando poi il tutto ad una tradizione antica, che li contestualizza e li rende "normali".
Consiglio di leggerlo, perchè l'autrice -Michela Murgia- partorisce un autentico gioiello dell'attuale letteratura. E consiglio di leggerlo soprattutto a tutti coloro che hanno una serie infinita di pregiudizi sull'eutanasia, perchè questo libro ti fa capire "come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita che la morte."

mercoledì 8 aprile 2009

I VIZI CAPITALI E I NUOVI VIZI


Dopo aver letto "L'ospite inquietante", mi sono dedicata alla lettura di un altro libro di Umberto Galimberti, "I vizi capitali e i nuovi vizi".
Applicare alla realtà sociale e psicologica quei vizi di natura prettamente religiosa è più facile di quanto si creda. I vizi si annidano in questa società in cui predomina l'economia globale e l'omologazione, in cui l'identità personale è disgregata e frantumata, sempre se si è riusciti ad iniziare un processo di costruzione dell'identità.
Galimberti è un autore e uno studioso che apprezzo, perchè racconta una realtà problematica senza nascondersi dietro luoghi comuni o frasi fatte, ma dando un significato sostanziale alla crisi sociale, che prima di essere sociale è familiare e soprattutto personale.
Consiglio vivamente di leggere i suoi libri, e non solo a chi ha una laurea in psicologia o filosofia.

martedì 31 marzo 2009

DANIEL PENNAC: DIARIO DI SCUOLA

Da piccola volevo fare la maestra. Mi immaginavo già con gli occhiali, il registro sotto il braccio e una schiera di bambini urlanti che mi circondavano. Poi per tutta una serie di vicissitudini ho scelto una strada diversa, ma non troppo lontana.
Ho finito da poco il libro di Daniel Pennac "Diario di scuola". L'ho letto in tantissimo tempo (considerati i miei tempi di lettura abbastanza veloci), non perchè non mi piacesse, anzi! probabilmente perchè è così profondo e così intessuto della realtà quotidiana che riguarda la scuola, che ho voluto gustarlo con calma.
Pennac ci racconta gli alunni di oggi, i suoi alunni, in particolare quelli che vanno male, i "somari", quelli non conformi. Ma lo fa non etichettandoli come fanno i mass media che necessitano di grandi contenitori dove inserire gli essere umani, ma trattandoli con estremo rispetto, portando a galla gli aspetti angosciosi e ansiogeni che inducono il somaro a deragliare dalla retta via.
Mi è piacito molto il rapporto "schizofrenico" tra le due parti di Pennac che dialogano e si scontrano dialetticamente: lui e il somaro che era (basta guardare la copertina del libro per rendersi conto della situazione in cui versava).
Trascrivo un brano tratto dall'ultima parte del libro che mi è piaciuto particolarmente e che adotterei come tema delle prossime discussioni nei vari consigli di classe (di ogni ordine e grado):
"Qual è la questione?" (chiede il prof)
"La vera natura del 'questo' per il quale i giovani insegnanti dichiarano di non essere formati, ecco l'unica questione, che tu stesso hai sollevato"
"Risposta?"
"Vecchia come il mondo: i prof non sono preparati alla collisione tra il sapere e l'ignoranza, tutto qua!"
"Ah, capisco"
"Certo, queste storie di perdita di punti di riferimento, di violenza di consumismo, tutta 'sta musica è la spiegazione di oggi; domani sarà qualcos'altro. Del resto l'hai detto anche tu: la vera natura del questo' non è riconducibile alla somma degli elementi che lo costituiscono oggettivamente."
...
Il grande handicap degli insegnati starebbe nella loro incapacità di immaginarsi non sapere ciò che sanno. Quali che siano state le difficoltà che hanno sperimentato nell'assimilare le conoscenze, appena queste sono acquisite diventano consustanziali a loro, tanto che le percepiscono come ovvietà ("Ma è ovvio, dai!") e non possono immaginare la loro assoluta stranezza per chi, in quel preciso campo, vive una condizione di ignoranza.

Il somaro alla fine si prende il merito della buona riuscita del professore, perchè è grazie alla conoscenza dell'ignoranza e dei sentimenti che ne conseguono, che il prof Pennacchioni è un ottimo insegnante, anche e soprattutto per i somari che deviano.

E' un libro che consiglio vivamente di leggere, soprattutto agli insegnanti che spesso si demoralizzano e si sentono deprivati del loro ruolo istituzionale. Non è facile essere insegnante oggi, perchè la condizione dei giovani è davvero difficile da gestire, ma scaricare tutte le colpe sulla famiglia, su internet, sulla televisione, insomma sul sistema è una scorciatoia che alleggerisce la coscienza, ma non genera nessun risultato degno di nota.

martedì 7 ottobre 2008

MILLE SPLENDIDI SOLI

Dopo "Il cacciatore di aquiloni" Khaled Hosseini ci riprova con questo nuovo libro. L'Afghanistan sempre sullo sfondo delle avventure dei personaggi, questa volta tutte al femminile, che riescono a sopravvivere alla guerra, ai soprusi degli uomini e alle proprie paure.
Il lieto fine ha addolcito tutto il libro, che ti lascia un amaro in bocca a causa della rabbia e della consapevolezza che a volte le notizie che arrivano da mondi lontani sono sempre mediati da un filtro "occidentale" che storpia la realtà.
L'ho letto piacevolmente. Il romanzo è scritto bene e superata la metà della storia si inizia ad agognare la fine, sperando che almeno quella non sia drammatica.
Basta! non dico più niente. Chi vuole, lo vada a leggere :)

domenica 14 settembre 2008

MANI NUDE


Sono tornata. La vacanza, anche se breve, è servita a quello che doveva servire: farmi rilassare e mettermi in contatto con il mio Io. (Presto arriveranno alcune foto, adesso voglio parlare d'altro).

Durante questi 2 giorni ho portato con me "Mani nude" il secondo romanzo di Paola Barbato e naturalmente l'ho divorato avidamente tra le colline dei Nebrodi (il posto suggestivo rendeva la lettura ancora più intrigante).

Appena finita di leggere l'ultima pagina, e soprattutto l'ultima frase, è arrivato il colpo di grazia: l'ultimo pugno allo stomaco, quello che definitivamente ti destabilizza e ti lascia ad annaspare, a elemosinare l'ossigeno che sia sufficente a far ripartire il cervello, il cuore e poi il resto del corpo. Il gesto istintivo, non appena finito di leggere, è stato buttare il libro sul letto, allontanarlo da me, come se avessi paura che potesse realmente farmi del male. (Al contrario, appena finito di leggere "Bilico" l'ho immediatamente riletto da capo).

Avete presente il vecchio tabellone delle stazioni dei treni o degli aeroporti? Quello i cui tasselli ruotavano su se stessi velocemente ogni volta che un treno o aereo partiva? Quello che faceva quello strano rumore ritmico? Ecco! Il mio cervello per un attimo è diventato quel tabellone. Le mie idee, le mie aspettative...tutto ciò che avevo costruito (consciamente e no) è stato spazzato via da quell'ultima pagina, da quell'ultima frase.

Naturalmente non voglio rovinare la sorpresa a chi ancora non l'ha letto, ma consiglio di sbrigarsi a farlo.

PS: quando avrete il libro tra le mani, vi consiglio di togliere la sovracoperta (insomma la copertina morbida che avvolge il libro), perchè è veramente brutta :)


Complimenti a Paola Barbato. Ha un modo di scrivere che ti lascia inchiodato al libro finchè non lo finisci. Descrive i personaggi in modo che te ne innamori, che ti ci affezioni nonostante siano dei demoni angelici o degli angeli demoniaci. Eros e Thanatos, come spiega ad un tratto uno dei personaggi cardine della storia: il Male dentro il Bene e il Bene dentro al Male. I confini così sfumati che non capisci più dove finisce l'uno e dove comincia l'altro, che non capisci più qual è l'uno e qual è l'altro.


Da uno a dieci...questo colpo vale almeno 9!

giovedì 4 settembre 2008

RESOCONTO "ARTISTICO" ESTIVO

Approfitto di questo spazio per fare un resoconto di quest'estate che sta per volgere a termine (anche se dal caldo non si direbbe).

Ho avuto modo di leggere un bel pò. Sono rimasta particolarmente colpita dal libro "Bilico" di Paola Barbato. L'ho letto in due giorni e appena finito ho ricominciato da capo per rileggerlo con un nuovo punto di vista. Bellissimo, coinvolgente, capace di colpire a fondo, nel profondo del lettore. Sarà anche che sono una psicologa appassionata di criminologia, però è una storia che rapisce chiunque.

Poi ho letto "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano, in cui l'autore narra l'evoluzione dei due protagonisti, le cui vite si intrecciano, si sostengono ma non arrivano mai a entrare in contatto, proprio come fanno i numeri primi divisibili solo per se stessi e per uno. . . Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti “primi gemelli”: sono due numeri primi separati da un unico numero.

Per continuare il mio resoconto "artistico-estivo" è doveroso menzionare il concerto di Max Gazzè, che è stato me-ra-vi-glio-so. Poesia e musica che si diffondono nell'aria come se fossero profumo che inebria l'anima di chi ascolta.



Qualche sera fa, infine, sono andata al cinema a vedere Kung Fu Panda. Più si va avanti, più la qualità si avvicina alla perfezione. Lo consiglio vivamente a tutti!



lunedì 28 aprile 2008

COMPLIMENTI!!!

La storia di Ilaria Alpi è ormai (purtroppo) un episodio di cronaca che molti conoscono. Tante parole sono state spese per raccontare questa vicenda. Marco e Francesco sono riusciti a fornire un nuovo sguardo della storia, perchè è vero che alcuni fatti sono così e non li puoi modificare, ma è altrettanto vero che quello stesso fatto lo puoi raccontare in infiniti modi diversi.
Le sequenze narrative di "Ilaria Alpi. Il prezzo della verità" sono autenticamente coinvolgenti, i dialoghi alternano momenti di serietà e tensione a momenti di leggeri sospiri di "spensieratezza apparente". I disegni, poi, sono fantastici...non si direbbe che Francesco Ripoli sia un esordiente...
Consiglio di comprare e leggere questo libro per tanti buoni motivi:
- perchè il tizio che l'ha scritto è amico mio :D
- perchè al Comicon di Napoli ha vinto il premio come "miglior fumetto" (eh...degno erede di Brancaccio)... a proposito: complimenti!!!!
- perchè i libri fatti bene meritano di essere comprati e letti, anche se sono pieni di "pupiddri"!!!

martedì 22 aprile 2008

COME DIO COMANDA


Nell'ottobre 2006, quasi per caso, mi trovai a gironzolare all'interno di una libreria a Marsala e decisi di comprare il libro "Come Dio comanda" di Niccolò Ammaniti. Il caso ha voluto che anche Claudio avesse fatto lo stesso acquisto (Dio li fa e poi li accoppia!!!).
Non lo conoscevo, nel senso che non avevo mai letto nulla...è stato il primo romanzo di Ammaniti che ho letto e l'ho letto d'un fiato... Ogni volta che chiudevo il libro, sentivo il desiderio di riaprirlo e continuare a leggere.
La storia, cruda e scura (grigia come il manto stradale), si dispiega in maniera fluida, scorre come i granelli di sabbia all'interno di una clessidra. In seguito ho letto anche "Ti prendo e ti porto via" e "Fango".
Dopo 1 anno e mezzo da quel fatidico ottobre, Ammaniti viene a Marsala a presentare il libro. Non mi resta che andare!
Dopo un iniziale momento di serietà, i toni si sono allentati e la simpatia di Niccolò Ammaniti è venuta fuori e ha trasformato l'incontro con l'autore in una chiacchierata gioviale.
Consiglio di leggerlo! Io nel frattempo aspetto con ansia l'uscita del film, affidato come il precedente "Io non ho paura" a Gabriele Salvadores.

venerdì 8 febbraio 2008

L'erba tinta un mori mai


Oggi ho iniziato a leggere I Complici, il libro di Lirio Abbate e Peter Gomez. Ho solo letto il primo capitolo, ossia quello che descrive i retroscena dei viaggi di Provenzano all'estero per andarsi a curare. Sono fatti ormai risaputi, almeno chi lo voleva sapere lo sa.
Già, perchè forse esiste ancora gente in Sicilia o in Italia che non sa che lo Zio Binu è stato curato in una delle cliniche migliori della Francia (a spese dell'ASL palermitana), che è stato servito e riverito ed che è sopravvissuto ad un tumore alla prostata. L'erba tinta un mori mai!

Leggere tutti i movimenti, gli astuti accorgimenti e l'arroganza con cui si beffavano della giustizia fa male, soprattutto se penso a tutte le persone comuni che non sono "raccomandate" da Cosa Nostra e che muoiono perchè gli ospedali sono decadenti, sporchi e privi di macchinari adatti a salvare la vita. Fa rabbia pensare che i soldi pubblici, i nostri soldi pubblici siano stati (e continuano ad esserlo) la fonte primaria per il sostentamento della mafia. Mi fa rabbia pensare che la legge non è uguale per tutti.
E mi fa rabbia sapere che i fiori di campo appassiscono a causa delle erbacce che gli crescono attorno!

martedì 29 gennaio 2008

La bambina, il pugile e il canguro

La bambina, il pugile, il canguro è l'ultimo libro scritto dal giornalista Gian Antonio Stella. Certo, dopo aver letto La Casta (che Stella ha scritto insieme a Sergio Rizzo), difficilmente ci si immagina di poter leggere un libro così "tenero". La storia è centrata sul rapporto simbiotico e vitale tra una bambina down, che tutti chiamano mongoloide o mongolina, e Primo, il nonno materno che se ne prende cura e che decide di chiamarla Letizia, nonostante l'apparente disgrazia.

Stella è molto delicato nello scrivere le vicende di questo strano nucleo familiare. Riesce a raccontare le distanze che esistono tra le persone, mettendo in evidenza come il pregiudizio e il comportamento di molti sia ancora lontano da una vera e profonda integrazione dei disabili.

"A me sembra la più bella di tutte", dice fin da subito il nonno, proprio a rimarcare il fatto che l'amore non si può fermare all'apparenza e che non può essere ostacolato da un cromosama in più. E il chiamarla Letizia è un segno che la gioia di una nuova vita è totale anche quando le circostanze ti portano a dubitarne.

Durante il racconto, i nonni e la nipotina dovranno affrontare tante delusioni e superare con coraggio i muri di ipocrisia e di pregiudizio che si ergono intorno alla piccola. Ma la determinazione di Primo e l'allegria inconsapevole di Letizia sapranno portare il lettore verso la fine del libro e a desiderare di continuare a leggere ancora, e ancora, e ancora...

Di contorno alle vicende personali di Letizia, Primo e la moglie Nora, c'è tutto uno scenario storico e sociale che vede l'Istria come territorio di conflitti e di contesa, così forte da incidere sulla vita delle persone, costrette a seguire il flusso della storia. Anche su questo versante, Stella è riuscito con tatto a descrivere le emozioni contrastanti, le amicizie interrotte e le storie di transito di quelle zone, facendole vivere (attraverso l'immaginazione) anche a chi dista miglia di chilometri.

Un bel libro, in cui gioia e dolore, umorismo e tragedia si mescolano e offrono una piacevole lettura, ma anche una serie di spunti su cui riflettere.

giovedì 24 gennaio 2008

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


L'ho finito in meno di una settimana. E la cosa bella è che lo rileggerei da capo. I libri di Harry Potter hanno sulla mia fragile psiche un effetto ipnotico, direi quasi magico (per restare in tema). Ritengo la storia narrata dall'autrice J.K. Rowling molto più avvincente di quella trasposta nei film, ma capisco anche che per quella mole di dettagli ci sarebbero volute 7 ore per ciascun film.

Ieri sera sono andata a dormire alle 2.30 perchè non potevo non finire di leggere, non sarei riuscita a dormire altrimenti. Ero ginta ad un punto focale della storia e vi ero immersa fino al collo.

Non voglio dire nulla a proposito della storia, non voglio dare indiscrezioni o anticipazioni. So solo che tutte quelle voci che avevo sentito circolare, erano alquanto infondate.

Harry Potter e i Doni della Morte è un libro che conclude una saga e che riesce a dare risposte a tutti i quesiti che ci si poteva porre leggendo i precedenti volumi. Gli enigmi di Silente continuano a percorrere le avventure di Harry, Ron ed Hermione, intenti a portare a termine il loro mandato. Si scoprono meglio i legami di parentela tra i vari personaggi. Passato, presente e futuro si intrecciano per dare al lettore la consapevolezza della verità.

La storia di fondo è la lotta tra il Bene e il Male, ma esiste davvero un Bene e un Male? O esistono persone che vogliono essere buone o malvagie? Sembrano idee infantili, scontate, ma sono raccontate con maestria.

Mi piace perchè è come se il mondo di Hogwarts potesse realmente convivere con il nostro, così come vuole farci credere la Rowling. La scuola, le abitudini, perfino le fiabe raccontate ai bambini sono simili per certi versi a quelli di noi Babbani. Anche da noi ci sono le lotte tra razze: magari non si chiamano elfi, centauri, maghi e folletti, ma musulmani, occidentali... Anche da noi c'è chi ricerca (o l'ha fatto) la razza pura, calpestando diritti umani, legami di parentela o dignità umana... Anche da noi c'è chi vuole nascondere la verità o ancora meglio mascherarla per renderla adatta alle malefatte del potere di turno, magari ad Hogwarts di chiama Gazzetta del Profeta, qui si chiama Tg1, Il giornale o Libero... Per fortuna c'è anche chi riesce a sopravvivere a questo stato di cose, chi si rende conto che le cose non vanno e lotta per sovvertirle, trovando anche il tempo per innamorarsi, per sposarsi, per fare figli, perchè la vita deve continuare!

In certi punti si riesce pure a ridere nonostante fuori ci sia la guerra che impazza. Ironia e tragedia si mescolano, così come bene e male, coraggio e paura, vita e morte...perchè senza l'uno non esiste senza l'altro!


venerdì 18 gennaio 2008

VERGOGNA!!!!!!

QUI guardi il video della sentenza.
La legge è uguale per tutti, ma la dignità non è stata distribuita in maniera uniforme: c'è chi ce l'ha e chi no. Cuffaro non ce l'ha.
Mi auguro solo che si dimetta spontaneamente e ci stupisca. Povera illusione!